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Ascoltare le migrazioni 5

Ascoltare le migrazioni 5 Con Vanessa Ruth Ayama

Con il coordinamento dell’OEW, due classi del Liceo Carducci di Bolzano hanno incontrato otto persone con background migratorio e hanno realizzato una serie di podcast. Ascoltate il podcast con Vanessa Ruth Ayama!

Prodotto da: Eibi Ibrahimi, Sammarco Arianna, Dal Bosco Viviana, Valeria Storti


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Il linguista Federico Faloppa, spesso invitato a Bolzano, evidenzia da tempo il carattere problematico della rappresentazione del fenomeno migratorio. La migrazione, infatti, viene solitamente raccontata in termini di attraversamento di un confine. I media selezionano allora una breve sezione di un processo molto più lungo che spesso inizia con la decisione di spostarsi, solitamente per motivi individuali e generalmente comprensibili.

“Siamo abituati a un solo modo di rappresentare le migrazioni”, conferma Alessia Giangrossi, insegnante di Filosofia e Storia al Liceo Carducci che ha partecipato a questo progetto, “e questo modo non rispecchia né le molteplici dinamiche umane e sociali che portano le persone a lasciare il paese in cui vivevano, né le cause storiche di questo fenomeno.”

Durante la lezione di Storia gli*le studenti*esse hanno affrontato l’epoca del colonialismo, un lungo periodo storico in cui diversi Stati europei - fra loro l’Italia - hanno ampliato le loro sfere di potere conquistando e sfruttando immense zone del mondo. Anche l’Alto Adige ha visto partire 1.200 uomini nelle guerre di Abissinia. Dopo la liberazione dei Paesi sottomessi gli effetti del colonialismo sono però ancora ben visibili. Le otto persone che oggi vivono in Alto Adige intervistate dagli*lle studenti*esse ne sono a conoscenza e legano alcuni aspetti dei loro Paesi al passato coloniale: il sistema e il potere politico e a chi appartiene, l’organizzazione economica, il sistema scolastico (che spesso utilizza le lingue dell’ex-paese colonizzatore e segue i suoi programmi e contenuti), il tessuto sociale e i diversi ruoli all’interno della società.

“Chi vive in un Paese africano vede questi collegamenti ogni giorno”, conferma Farida Lardjane, co-ideatrice del progetto “Decolonising Minds”, che l’OEW realizza da due anni. “In Europa, però, siamo spesso ciechi in confronto a questi legami”, aggiunge Adrian Luncke, responsabile dell’ambito “Diversità e convivenza” dell’organizzazione brissinese. “e ci sorprendiamo quando gli*le immigrati*e ci raggiungono, come se avessimo sempre vissuto isolati*e gli*le uni*e dagli*lle altri*e e stessimo entrando in contatto ora per la prima volta.”

Per annullare questa distanza, o meglio questi “confini” mentali tra le persone, sono necessarie nuove narrazioni del fenomeno migratorio. A tal fine gli studenti e le studentesse del Liceo Carducci si sono posti*e in ascolto di alcune persone emigrati*e e hanno potuto comprendere alcune dinamiche che si trovano alla base del fenomeno migratorio.


Dalla loro ricerca è emerso che l’aforismo dell’autore e attivista Ambalavaner Sivanandan “We are here because you where there” (italiano ”Siamo qui perché voi eravate lì”) non è probabilmente una spiegazione esaustiva e unica delle migrazioni, ma fornisce un nuovo punto di partenza per operare una riflessione su di esso.

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